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Engagement: meno esecutori più protagonisti
Come persona dedita al management, in vesti diverse, recentemente, mi è capitato di osservare più volte come un team di lavoro fosse completamente assorbito nel processo di implementazione di un importante progetto imprenditoriale.
Concentrazione, diligenza, determinazione diventavano “sostanza”. Si toccavano con mano, come si suol dire.
Eppure, era forte la sensazione di non respirare un clima giusto.
Quella che inizialmente era vissuta come sfida stimolante, cominciava ad assomigliare al doveroso assolvimento di un adempimento. L’ambizione di realizzare obiettivi prestigiosi lasciava posto ad un atteggiamento assolto tipico dell’esecuzione di procedure. All’entusiasmo suscitato dalla partecipazione allo svolgimento di un’attività rilevante perché eccezionale subentrava lo stato d’animo che accompagna normalmente il compimento di una routine.
Da qui una profonda riflessione per capire cosa mancasse in simili situazioni e non si è rivelato arduo giungere ad una conclusione: assenza di coinvolgimento.
Le persone selezionate per l’attuazione del piano di impresa rivestivano un ruolo di esecutori, lungi, quindi, dall’essere i veri protagonisti.
Mancando adesione consapevole, condivisione di risultati, partecipazione percepita non si creava quella sintonia assolutamente necessaria nel lavoro di gruppo perché si attivino in ciascuno gli stimoli ad investire energie fisiche, cognitive ed emotive nel perseguimento degli scopi prefissati.
Si tenga conto che, oltre ai risultati, anche il raggiungimento dell’innovazione nonché della competitività è fortemente legato all’azione del fattore coinvolgimento quale collante che tiene unite aspirazioni, competenze, responsabilità.
Pertanto, lavorando molto sulla comunicazione, è imprescindibile instaurare il giusto ambiente in cui venga riconosciuta un’adeguata importanza ad ogni componente, dove si incoraggi la creatività personale, dove l’iniziativa personale possa trovare un fecondo spazio di espressione.
È, dunque, la comunicazione ad elevarsi a leva strategica, anche in tema di engagement, cerando, però, i presupposti perché evolva e diventi un pilastro su cui costruire la cultura nell’ambito della propria azienda.
Ciò sarà possibile se si abbandonano i modelli comunicativi verticali e unidirezionali, fondati sulla semplice trasmissione di istruzioni, per adottare forme di relazione più aperte, partecipative ed empatiche, così da non limitarsi ad informare, ma spingersi fino a stabilire, connessioni, condividere fiducia, scambiarsi empatia.
