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L’AI e i relativi impatti sul mondo delle aziende
Al tramonto degli anni ’90 e all’alba del 21esimo secolo, sullo scenario globale fece una prepotente irruzione il fenomeno world wilde web ovvero quel mondo semplicisticamente chiamato internet.
Devastante ne fu la diffusione, dal momento che non rappresentava una novità assoluta, visto l’utilizzo di questa tecnologia già in essere in altri ambiti, specie quello militare, sebbene in forma profondamente diversa.
Naturalmente, l’impatto fu notevole anche nel contesto aziendale, all’interno del quale alcune realtà seppero cavalcare proficuamente la rivoluzione intanto avviatasi, laddove per altre, meno lungimiranti, la stessa rappresentò l’inizio di un processo di debacle, innescato, soprattutto, da serie criticità di carattere organizzativo imputabili all’incapacità di ridisegnarsi.
L’epilogo fu la capitolazione delle dotcom, divenuta un capitolo della storia imprenditoriale da studiare.
Si ha l’impressione di vivere nuovamente un’evoluzione simile con l’avvento dell’AI, per le profonde implicazioni che essa è capace di generare sulla gestione aziendale.
Un primo effetto favorevole riguarda la velocità con cui vengono svolte determinate attività, specie quelle ripetitive, con conseguente miglioramento del livello di efficienza, risultato, questo, non sempre scontato.
Infatti, nelle aziende con cui si collabora, benché rappresentino solo un campione “personale” e non sicuramente rappresentativo e così la conclusione che si propone non necessariamente ha un fondamento “scientifico”, si riscontra sovente una tendenza a “sprecare” il tempo così accumulato in necessarie correzioni, verifiche o, addirittura, riscrittura di quanto l’AI restituiscein risposta ad una propria interrogazione.
Ciò induce a pensare che il miglioramento della produttività sia solo apparente, dato che non produce un reale miglioramento dei processi di lavoro.
Ecco che, in quanto consulenti, si è avvertito il bisogno di una pronta corsa ai ripari, onde evitare le nefaste conseguenze subite da chi non seppe gestire a proprio vantaggio le prerogative di internet.
Pertanto, partendo dalla consapevolezza che la soluzione deve essere di tipo organizzativo, ci si è fatti fautori dell’avvio di un processo di change management attraverso il quale creare le condizioni perché l’utilizzo dell’AI non solo acceleri il lavoro, ma lo migliori anche.
Il punto di partenza è ripensare i propri modelli, processi e logiche, puntando ad una stretta integrazione tra le persone, adeguatamente formate, e i sistemi intelligenti, oculatamente introdotti.
La scelta di procedere in tale direzione è la sintetica dimostrazione che la svolta attiene più all’organizzazione che non alla tecnologia, per cui diventa cruciale sensibilizzare i propri manager verso l’arricchimento del proprio bagaglio di competenze, aggiungendo a quelle hard e, dunque, puramente tecniche, soft skill, quindi, leadership, propensione al pensiero critico, capacità decisionale.
Questa sfida manageriale sarà vinta dalle aziende capaci di reinvestire il tempo che l’AI consente di recuperare nello sviluppo di conoscenze, nella rivisitazione dei ruoli, nel progresso dei processi decisionali.
Internet docet.
