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Le esternalità dell’introduzione dell’AI: non sempre positivi

Tra gli effetti prodotti dall’uso in azienda di sistemi di intelligenza artificiale, positivamente impattanti in termini di efficienza, si è avuto modo di riscontrarne altresì qualcuno non proprio favorevole.

Nell’ambito della gestione delle risorse umane, per esempio, si sono osservate dinamiche che inducono ad una profonda riflessione, in modo particolare, sul ruolo delle new entry che possono seriamente risentire della diffusione delle nuove tecnologie.

Innanzitutto, si registra una flessione nell’assunzione di profili junior, dato, questo, già di per sé meritevole di attenzione, sebbene il fenomeno più rilevante che pare vada diffondendosi riguarda la trasformazione del ruolo ricoperto da queste figure.

Le aspettative da parte delle aziende sull’immediata familiarità che i neo assunti devono possedere con gli strumenti di AI, ma, soprattutto, la tendenza a trasferire loro sin da subito la responsabilità del relativo utilizzo determina una netta compressione delle tradizionali fasi di apprendimento per gradi, ridefinendo, di fatto, il concetto di entry level.

Ciò perché la tecnologia consente al giovane che si affaccia sul mondo del lavoro di produrre immediatamente risultati sofisticati, non come conseguenza, però, dello sviluppo delle proprie skill, ma come “beneficio” derivante dall’uso dell’AI.

L’auspicio, dunque, è che si impari ad ottimizzare l’uso delle novità tecnologiche, neutralizzando le possibili implicazioni sfavorevoli come quello di un onboarding che, per la rapidità di esecuzione, consente di misurare quanto una persona produce, ma non quanto comprende.    

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